venerdì 21 maggio 2010

Il futuro della lettura Ferrari: Così l'e-book batterà il "caro" libro

Gian Arturo Ferrari, già top manager della Mondadori e ora alla guida del Centro per il Libro e la Lettura, invece si sbilancia un pò di più. Al convegno della Laterza dedicato al saggio La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro dei libri di Gino Roncaglia, non si esercita in profezie ma invita comunque a confrontarsi con il mondo di oggi. Un mondo trasformato, in trasformazione continua e ineluttabile. Ferrari sostiene intanto che «il libro non è un prodotto naturale, bensì della storia. Esiste da poco tempo, da circa tremila anni, e nella sua forma attuale da poco più di mezzo millennio. Dunque non è sempre esistito».

Per le medesime ragioni, il libro di carta può scomparire, modificarsi, come dalle opere degli amanuensi si passò a quelle della stampa. Pertanto occorre «guardare alla realtà per quella che è. Il libro elettronico non è un supporto alla lettura». Implica semmai «un cambiamento che investe tutto l'universo del libro», i suoi attori: dagli autori agli editori, ai diffusori. Per questi motivi, per questo (forse) inevitabile mutamento, a sentire Ferrari il vero problema non è l'e-book in sé e per sé: «è un tema filosofico che dobbiamo affrontare, il tema di come cambierà la comunicazione».

L'ex direttore generale della Mondadori sceglie la filosofia. Alessandro Laterza, che fa l'editore di libri di carta, preferisce ricordare che «prima di discutere dei grandi scenari», bisognerebbe risolvere alcune questioni più terra a terra, eppure non di poco conto, dato che «è in gioco la stessa figura dell'editore». Si va dai mancati guadagni con la messa in rete gratuita di opere letterarie e di altro genere, ai diritti d'autore; passando per le tasse, l'Iva nella fattispecie, sui prodotti elettronici, che è del 20 per cento rispetto al 4 per cento di quella dei libri. Fino alla considerazione che negli intenti dei colossi che si muovono nel magma del digitale e affini, Amazon, Google e Apple, il peso dei libri e dell'editoria è marginale, mentre l'interesse principale è quello di vendere tecnologia.

E-book o non e-book, insomma? Amletico interrogativo, se è per questo. Perché a fronte dell'annuncio di Giunti, che ha fatto sapere di avere venduto il primo e-book sul sito di Ibs (Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson), in alcuni quartieri di Torino da qualche giorno, in collegamento con il Salone, lettori (antichi, obsoleti?) di carta si scambiano romanzi, poesie, saggi, in un Book Running che, in realtà, è nient'altro che un Bookcrossing in movimento. Non si può quantificare, per adesso, il volume degli scambi. A scorrere su Internet l'elenco dei testi che passano di mano, senza spendere un centesimo, c'è da credere, come crede Roncaglia nel suo saggio sulla «quarta rivoluzione», che i libri di carta non moriranno mai. È una miscellanea che mescola felicemente la Marcia su Roma e dintorni di Emilio Lussu e Uomini e no di Elio Vittorini, Baricco e il Voyage di Céline (scelto da Ernesto Ferrero, direttore della fiera del Lingotto), Camilleri e Beppe Fenoglio, Simenon e la Cederna, Grisham ma pure Malerba, Ken Follett e Mino Milani, la Serrano e Fred Vargas, Bevilacqua e Salman Rushdie, Casanova e Bukowski. Passatisti incorreggibili, i protagonisti del Book Running? Forse. Eppure esistono. E resistono.

la Repubblica di Massimo Novelli, 14/05/2010

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